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Il futuro della libertà
Written by Giuseppe Giaccio   
Con la fine degli equilibri di Yalta, anche il panorama politico italiano è entrato in fibrillazione. Abbiamo assistito, per quanto concerne la destra, allo spegnersi della fiamma del Msi, alla nascita di Alleanza nazionale e alla sua confluenza nel Popolo della libertà. Tuttavia, se proviamo a guardare più in profondità nel percorso dell’area un tempo missina, guidata dall’ex “delfino” di Almirante, Gianfranco Fini, ci accorgiamo che, dietro le sue prese di posizione che hanno suscitato scalpore sia fuori che dentro il suo stesso partito[2], vi è una sostanziale continuità, che la politica di Fini è “almirantismo” puro, ovviamente adattato ai mutati tempi storici. L’almirantismo è appiattimento sull’esistente, che un tempo equivaleva ad accettare l’azione degli Stati Uniti in politica estera e il ruolo di cardine politico svolto dalla Democrazia cristiana in politica interna.
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La lezione iraniana (parte seconda)
Written by Marco Tarchi   
Ai politici, agli intellettuali e agli operatori della comunicazione occidentali non interessa, infatti, prendere cognizione di ciò che effettivamente accade oggi in Iran, o in un qualunque altro paese che in qualche misura si discosti dai parametri di accettabilità dettati dall’ideologia liberale vigente nel mondo “sviluppato”. Il loro concorde intento è aggiustare gli eventi alle proprie precostituite interpretazioni, sceneggiarli, manipolarli e spettacolarizzarli secondo copioni già pronti, canovacci che basta adattare caso per caso alle esigenze della cronaca. Ciò che importa è dare quotidianamente conto della superiorità del modello occidentale e opporla agli altrui abomini, non senza sottolineare la generosità con cui i detentori del copyright di questa non più perfettibile formula politica, economica e sociale sarebbero disposto a cederlo a chi ancora non ne gode i benefici.
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Il caso Iran
Written by Franco Cardini   
L’11 febbraio scorso, trentennale della rivoluzione khomeinista, l’ambasciatore iraniano presso la Santa Sede Alì Akbar Naseri indiceva una conferenza stampa. Visto il momento “caldissimo” nell’opinione pubblica, si potrebbe supporre ch’essa è stata presa d’assalto dai media. Macché. Né un TG importante, né una testata di rilievo: è così che da noi si fa informazione. Tuttavia,  le pacate dichiarazioni del diplomatico hanno richiamato un’ennesima volta a una verità obiettiva che ormai conosciamo. Il 4 febbraio scorso, il governo iraniano ha formulato alla authority internazionale nucleare, l’AIEA, una proposta molto flessibile e ragionevole: accettazione della prassi elaborata dal gruppo  dei 5+1 (USA, Russia, Cina, Francia, Germania) nell’ottobre scorso, sulla base della quale l’Iran consegnerà  delle  partite di uranio arricchito al 3,5%  alla Russia, che lo porterà al 20% e lo passerà alla Francia incaricato di restituirlo all’Iran. Date però le circostanze e il macchinoso sistema elaborato, il governo dell’Iran  – temendo evidentemente che l’uranio gli venga sottratto – chiede semplicemente che lo scambio avvengo in territorio iraniano e che ad ogni cessione di partita di uranio al 3,5% l’Iran venga risarcito con la consegna di una pari quantità arricchita al 20%.  Non si capisce perché il governo statunitense abbia rifiutato come “non interessante” una proposta del genere e si ostini a pretendere dall’Iran la pura e semplice cessione del minerale, senza contropartite né garanzie. Ciò corrisponde solo a un vecchio e abusato trucco diplomatico: formulare pretese assurde e irricevibili per poi accusare l’avversario, reo di non averle accettate.
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Diorama Letterario 296
Written by Redazione   
All'interno il sommario del numero 296 di Diorama Letterario.
Articoli di Marco Tarchi, Alain de Benoist, Eduardo Zarelli, Giuseppe Giaccio, Giuseppe Ladetto, Francesco Bevilacqua, Marco De Troia.
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Psicologia della decrescita
Written by Giuseppe Giaccio   
La nostra psiche è, in effetti, inquinata da secoli di “predicazione” tendente a imporre la tesi – niente affatto scontata, come ci si vorrebbe far credere – della moralità intrinseca della crescita. Cambiano le pezze d’appoggio utilizzate, che possono essere di tipo religioso (la crescita economica come segno dell’elezione divina) o profano (la crescita come strumento che favorisce la pace, la tolleranza, la democrazia), ma la bontà dell’argomentazione viene continuamente riproposta. Le due tesi possono, peraltro, tranquillamente coesistere. Come sosteneva l’arcivescovo del Massachusetts William Lawrence, «a lungo andare, soltanto gli uomini morali si arricchiscono […] La ricchezza fa lega con la devozione». Questo condizionamento psicologico, che induce a vedere nello sviluppo sempre e comunque qualcosa di positivo, è forse l’ostacolo più formidabile e difficile da rimuovere che gli “obiettori della crescita” si trovano a dover affrontare.
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Moratoria sulla lagna della cultura di destra? Comincino i farefuturisti
Written by Massimo Ciullo   
Il Prof. Tarchi, caposcuola della Nuova Destra, risponde a Mellone e rifiuta ogni parentela con gli intellettuali finiani.
“È l’ennesima prova dei contorcimenti argomentativi di un ambiente che, a forza di costruire pastiche mettendo insieme tutto e il suo contrario, non sa più come reagire a chi gli rinfaccia di non aver saputo costruire né un’identità né un progetto credibile di influenza sulla mentalità collettiva. Fa specie che si lamenti di veder mescolati Céline, Baget Bozzo e Peppino De Filippo proprio chi, da anni, punta a stupire con effetti speciali, e spesso grotteschi, il mondo esterno per apparire simpatico e moderno, appropriandosi di tutto quello che gli capita a portata di mano.
[...]

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La rivoluzione impossibile
Written by Redazione   
Dai campi hobbit agli scranni in parlamento.
Chi erano, cosa pensavano e come agivano a vent’anni gli “uomini nuovi” della destra italiana, passati dalla marginalità del Movimento sociale ai fasti del governo.
La rivoluzione impossibile (Vallecchi), il nuovo libro di Marco Tarchi in uscita a febbraio.
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Destra, Lega e populismo
Written by Annalisa Terranova   
In politica, di regola, le esagerazioni e le semplificazioni fruttano più delle argomentazioni sofisticate e profonde, il che spiega questa situazione. Tuttavia, a chi non si accontenta di slogan o di battute ad effetto appare evidente che di terze e quarte vie ne esistono, eccome. Dire “integrazione”, ad esempio, non significa chiarire se si intende chiedere agli immigrati di assimilarsi alle tradizioni culturali e ai modelli di comportamento della società di accoglienza oppure il semplice – ancorché rigoroso – rispetto delle leggi.
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Diorama Letterario 295
Written by Redazione   
All'interno il sommario del numero 295 di Diorama Letterario.
Articoli di Marco Tarchi, Alain de Benoist, Aymeric Chauprade, Claude Karnoouh, Aleksandr Dughin, Alain de Benoist, Giuseppe Giaccio, Jean-Claude Maurin, Frédéric Guchemand, Michele Del Vecchio, Eduardo Zarelli, Michele Del Vecchio.
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Trasgressioni 49
Written by Redazione   
All'interno il sommario del numero 49 di Trasgressioni.
Articoli di Marco Tarchi, Claude Karnoouh, Alain de Benoist, Antonio Cerella, Guy Hermet, Guglielmo Cevolin, Federico Battistutta, Aleksandr Solzenicyn.
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[ La Roccia di Erec ]

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